Roma – Si erano tanto odiati. Emma Bonino e Marco Pannella, per più di trent’anni, sono stati una cosa sola: il volto unico di quel Partito Radicale che c’è stato dietro alle battaglie politiche più combattute (molte perse, molte vinte) della Prima Repubblica. E poiché di Pannella si è sempre detto che era un Kronos, il dio greco che mangiava i suoi bambini, subito dopo toccava aggiungere che l’unica a essere sopravvissuta, come Zeus, era stata Emma Bonino.
Marco Pannella abbraccia Emma Bonino, durante un congresso del Partito Radicale. ALESSIA PARADISI/ANSA
Bonino e Pannella insieme (quasi) fino alla fine, anche se il fondatore dei Radicali spesso lamentava la visibilità della sua delfina. Anche se spesso se ne lamentava, perché “parla con tutti fuorché con noi”. Eppure forse i due litigavano perché, pur con differenze abissali, dentro in fondo erano uguali. Condividevano, oltre alle battaglie politiche e alle maledette sigarette sempre appese, quella stessa spinta verso i diritti e quel senso di battaglia perenne, fino alla fine, per affermarli. Sancho Panza e don Chisciotte, si direbbe, se non fosse che in realtà per entrambi ben si addicessero solo i panni del secondo.
I parlamentari radicali Marco Pannella, Emma Bonino e Gianfranco Spadaccia, e il giornalista Carlo Rivolta ai funerali della studentessa Giorgiana Masi, uccisa il 12 maggio durante una manifestazione del partito Radicale, Roma, 16 maggio 1977












