Due facce della stessa medaglia, una medaglia dai due volti che a un certo punto si è spezzata e nessuno ha saputo più ricomporre. Una storia lunga, bella, complicata, difficile e molto umana quella del sodalizio tra Emma Bonino e Marco Pannella, in cui, come accade per tutte le cose radicali, il personale e il politico si annullano. Una storia in fondo normale, perché la vita è così, fatta di amori e rancori, fiducia e diffidenza, gelosie, una lunga galleria di contraddizioni in cui i caratteri non sono mai un fattore neutrale e, anzi, alla fine, dettano i tempi.
Emma Bonino con Marco Pannella (archivio Aldo Liverani)
Emma Bonino e Marco Pannella hanno incarnato per quarant’anni l’eccezione alla vecchia e mai smentita regola che in politica l’amicizia non esiste, dando vita a un rapporto fatto di complicità, complementarità, contenimento, accudimento, intesa. Tanto più straordinaria perché, da parte della Bonino, condotta a fianco di un animale politico che più passava gli anni più osservava crescere in lui la sindrome di Kronos, il dio greco che divora i suoi figli (l’elenco sarebbe lunghissimo). Tutti meno lei, Emma. Per quarant’anni un cammino parallelo, che mai, neanche quando all’inizio la statura e la storia dei due era diversa per consistenza ed età, li ha fatti entrare nelle reciproche parti del maestro e dell’allieva. Lui istrionico, intuitivo, geniale, teatrale, lei metodica, studiosa, applicata, riservata, erano riusciti sempre a intendersi perché, come diceva Emma, “sinergici”.












