Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiRussia, Stati Uniti, Cina, Canada, e perché no, Danimarca, Svezia, Finlandia, Islanda e Norvegia. Il riscaldamento globale scioglie i ghiacci del Mare glaciale artico, libera nuovo spazio per le rotte commerciali e risveglia gli appetiti polari delle grandi e medie potenze, soprattutto adesso che la guerra tra Iran e Usa ripropone il sempiterno problema degli stretti, autentici colli di bottiglia del commercio mondiale ed esposti a conflitti che impongono la ricerca di soluzioni alternative per garantire il libero transito di navi, uomini e merci. Secondo uno studio della Brown University, l’intera area artica si riscalda a una velocità doppia rispetto al resto del mondo. Un dato che potrebbe cambiare gli scenari geopolitici ed economici mondiali.
La competizione tra gli Stati costieri
La zona artica, che si estende per oltre 8 milioni di chilometri quadrati, è divisa tra Russia, Canada, Stati Uniti, Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda e Norvegia, riuniti nell’Arctic council con sede a Tromsø (Norvegia), il forum intergovernativo che promuove la cooperazione tra gli Stati artici, la popolazione indigena e altri abitanti dell’area in particolare sulle questioni dello sviluppo sostenibile e della protezione ambientale. Un organismo oggi spiazzato da una competizione serrata che vede protagonisti gli Stati costieri, le superpotenze globali e altri Paesi geograficamente distanti, ma interessati alle nuove rotte commerciali navigabili e all’enorme quantitativo di risorse minerarie ed energetiche.









