È nell’Artico che diventa sempre più probabile uno scontro tra le grandi potenze. Non c’è solo Donald Trump che vuole la Groenlandia, ma anche la Russia che rivendica un primato e la Cina che cerca di farsi strada nella regione.

L’Artico sta diventando l’area più strategica del mondo.

Questa enorme regione che circonda il Polo Nord si sta riscaldando a una velocità due volte superiore rispetto al resto del pianeta, il che significa che i cambiamenti sono fulminei. La superficie perennemente ghiacciata si scioglie, con due principali conseguenze, oltre ovviamente a quelle di impatto ambientale. Da un lato si aprono nuove rotte marittime, soprattutto di tipo commerciale, dall’altro si facilita l’estrazione delle risorse naturali di cui l’Artico è ricco, dal petrolio fino a minerali e terre rare. E tutto questo avviene mentre gli equilibri geopolitici a cui eravamo abituati negli ultimi trent’anni vengono completamente sconvolti. Le tensioni tra la Russia e gli Stati Uniti e la Nato sono tornate alle stelle, con la guerra totale di Mosca in Ucraina. Al tempo stesso, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, si è anche aperta una faglia tutta interna all’Alleanza Atlantica e i rapporti tra gli alleati storici sono ormai ai minimi termini. Infine, bisogna fare i conti con l’ascesa della Cina, che prova ad acquisire un nuovo status di attore globale, provando a mettere le mani proprio (e non solo) sul grande Nord. Per questo sarebbe sbagliato pensare che le mire di Trump sulla Groenlandia a un certo punto cadranno nel vuoto. Quel “pezzo di ghiaccio”, come è stata definita l’isola più grande del mondo dal presidente statunitense, è destinato a essere il nuovo fronte caldo della competizione globale.