Lo scioglimento dei ghiacci e la fine della cooperazione con Mosca hanno trasformato l’Artico in uno snodo decisivo della competizione strategica. Più che nelle rotte commerciali o nelle risorse energetiche, il suo valore risiede oggi nel controllo delle orbite polari, dei sistemi di allerta, dei fondali e dei cavi sottomarini. In questo quadro la Groenlandia diventa essenziale per la sicurezza americana e per la capacità della Nato di sorvegliare lo spazio, l’Atlantico settentrionale e le infrastrutture digitali. L’analisi di Alberto Cossu analista geopolitico di Vision & Global Trends

Per quasi un trentennio, il Grande Nord è stato rappresentato nel dibattito internazionale come un’area dotata di uno statuto speciale, un’oasi sottratta alle dinamiche della competizione tra le grandi potenze. Questa visione, consacrata dal celebre discorso pronunciato da Mikhail Gorbachev a Murmansk nel 1987, inaugurò la stagione dell’«eccezionalismo artico»: la convinzione che la regione potesse rimanere esclusivamente un laboratorio di cooperazione scientifica, tutela dell’ecosistema polare e sviluppo sostenibile.

La nascita del Consiglio Artico nel 1996 parve formalizzare questo paradigma. Per anni, i progetti scientifici sui cambiamenti climatici, lo studio del permafrost e il monitoraggio della fauna marina hanno rappresentato il terreno comune su cui Occidente e Russia hanno dialogato in modo costruttivo. Tuttavia, il progressivo scioglimento della banchisa polare e l’accessibilità alle ingenti risorse minerarie ed energetiche ne hanno lentamente alterato l’equilibrio strategico.