Le sfide della geopolitica, a cominciare dalle mire di Trump sulla Groenlandia - «Gli Stati Uniti ne hanno bisogno per motivi di sicurezza nazionale» ha detto nelle ultime ore il presidente Usa - hanno trasformato l’Artico in un luogo di crescente competizione. L’area è sempre più teatro di confronto tra le grandi potenze. Venerdì 16 gennaio l’Italia presenterà alla Farnesina un suo piano. Oltre al ministro degli Affari esteri Antonio Tajani all’incontro parteciperanno il ministro dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini e il ministro della Difesa Guido Crosetto.

Si tratta di un aggiornamento del documento predisposto nel 2015 (“Verso una strategia italiana per l’Artico – linee guida nazionali”, che non è più adeguato alla situazione attuale. «L’Artico - viene messo in evidenza - è una regione in rapida trasformazione, caratterizzata da sfide interconnesse e da una crescente complessità, che necessitano un approccio bilanciato e sempre più approfondito». L’area dispone di risorse energetiche e minerarie (come nichel, platino, palladio, litio, terre rare e altri).

Dal punto di vista strategico, l’Italia punta a sostenere il Consiglio Artico. Composto dagli otto Stati “artici” (Stati Uniti, Russia, Canada, Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia e Islanda; l’Italia è osservatore permanente), ha la funzione di incentivare la cooperazione in ambito scientifico, economico e sociale, con particolare attenzione alla tutela delle popolazioni indigene. Ecco perché il piano lo considera «il principale foro regionale in grado di promuovere i valori della cooperazione per la salvaguardia di una regione vitale per gli equilibri del pianeta, mantenendo un dialogo attivo e costante con gli Stati membri, i Partecipanti Permanenti e gli altri Osservatori». Il piano prende tuttavia forma in un contesto geopolitico in cui non mancano fattori destabilizzanti: «la crisi del Consiglio Artico dopo l’invasione russa dell’Ucraina, la militarizzazione della regione, il rapporto di più stretto partenariato tra la Federazione Russa e la Cina anche nel quadro artico, la fine della neutralità di Svezia e Finlandia a seguito del loro ingresso nella Nato e la posizione americana sulla Groenlandia - si legge nel documento - sono alcuni tra i maggiori fattori di cambiamento, che richiedono anche all’Italia una più profilata attenzione rispetto alla dimensione securitaria dell’Artico».