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Ultimo aggiornamento: 8:39
Gli Stati Uniti di Donald Trump la vogliono “comprare” e la Groenlandia diventa il principale laboratorio di scontro tra potenze. Territorio autonomo della Danimarca, a differenza di questa non fa parte dell’Ue. Il che rende i suoi 57 mila abitanti più esposti a pressioni esterne. Scongiurando l’uso della forza, le ipotesi per Trump sono l’incremento della presenza miliare, prima via d’uscita offerta da Copenaghen, o un accordo di libera associazione (COFA) che però gli Usa preferiscono siglare con una Groenlandia indipendente, ottenendo diritti militari esclusivi e finanziando in cambio l’economia locale. Una via complicata quanto l’annessione territoriale o la trasformazione delle basi in territori sovrani americani, ma chi può dirlo? Nella regione artica si intrecciano gli interessi di Mosca, che possiede il 40% della costa artica e la presenza militare più avanzata; di Pechino, che collabora coi russi per aprire una “Via della Seta Polare” con investimenti infrastrutturali; di Washington, che nella Groenlandia vede il bastione necessario per negare le presenze rivali nel Nord del mondo. C’è infine, sia da parte di americana cha cinese, l’interesse per un sottosuolo ricco di risorse, comprese le ormai note terre rare, minerali complicati da estrarre e soprattuto da raffinare. Tanto che quelle della Groenlandia farebbero molto più comodo a noi europei che agli americani.













