Per anni l’Artico è stato raccontato soprattutto come un laboratorio climatico globale: il termometro del pianeta, la regione dove il riscaldamento terrestre si manifesta con maggiore rapidità e dove la ricerca scientifica europea ha trovato uno dei suoi principali campi d’azione. I Paesi Bassi non facevano eccezione: la loro politica polare era centrata su scienza, ambiente e cooperazione internazionale.
La nuova Strategia Polare 2026-2030 segna però un cambio di prospettiva significativo. Il documento pubblicato dall’Aia non abbandona la dimensione climatica, ma la riorganizza dentro una cornice diversa: l’Artico è sempre meno un «bene comune globale» e sempre più uno spazio di competizione strategica. La parola chiave che attraversa il testo è sicurezza, anche alla luce delle mire degli Stati Uniti di Donald Trump verso la Groenlandia.
Il punto di svolta è geopolitico. Il governo olandese legge l’evoluzione della regione attraverso l’intensificazione della presenza russa, la crescente militarizzazione delle infrastrutture artiche e il ritorno dell’Artico come area sensibile per la proiezione di potenza. In questo quadro, anche la Nato diventa un riferimento sempre più centrale, con esercitazioni e pianificazioni operative che riflettono la percezione di un ambiente meno stabile rispetto al passato.






