Il collasso dei ghiacciai in Groenlandia e Russia quadruplica il numero di iceberg nello Stretto di Fram. Le rocce liberate dalla fusione creano habitat inediti a 2.500 metri di profondità, modificando la biodiversità degli abissi

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Zolle di roccia alla derivaOasi nell’oscuritàUn cambiamento, non un rimedio

Il riscaldamento globale corre a velocità doppia nelle regioni polari, ma le sue conseguenze seguono traiettorie ramificate che collegano l’atmosfera alle profondità marine più remote. Uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Nature, guidato da Thomas Krumpen dell’Istituto Alfred Wegener, rivela un fenomeno ecologico inedito: la destabilizzazione dei ghiacciai della Groenlandia nord-orientale e dell’Artico russo ha quadruplicato il traffico di iceberg nello Stretto di Fram, lo specchio di mare tra la Groenlandia e le isole Svalbard. Questo incremento, calcolato incrociando quarant’anni di osservazioni navali della rompighiaccio Polarstern, dati satellitari e modelli oceanografici di deriva, sta modificando l’ecologia degli abissi fino a 2.500 metri di profondità.