Si poteva salvare se fosse stato collegato a un cuore artificiale invece che a un macchinario; ci sono stati errori e responsabilità anche a Bolzano, a proposito della gestione del Ghiaccio secco; errori a Napoli, al Monaldi, durante l’espianto trapianto non ce ne sono stati: il vero e errore è stato collegare il piccolo paziente a un macchinario invece che al cosiddetto Berlin Heart. Gli atti Non hanno dubbi i tre specialisti su un punto in particolare: la decisione di collegare il piccolo Domenico Caliendo all’ecmo, invece di fare ricorso a un cuore artificiale (Berlin heart) ha rappresentato una criticità decisiva, che ha compromesso la speranza di vita del piccolo paziente. Si concentrano soprattutto nella fase pre e post operatoria le critiche dei tre consulenti del Tribunale di Napoli nei confronti della chirurga Gabriella Farina e del chirurgo Guido Oppido, al termine della maxi perizia disposta dal gip Mariano Sorrentino. In oltre cinquecento pagine, i tre consulenti formulano delle pesanti critiche rispetto alla fase precedente e a quella successiva al trapianto del 23 dicembre scorso al Monaldi. Quindi: Pesanti critiche nei confronti della gestione del corredo di materiali preparati per andare a Bolzano a ricevere il cuore donato (a partire dalla decisione di usare un contenitore vecchio stampo, piuttosto che usare uno di nuova generazione); pesanti critiche nei confronti della capo reparto dell’ospedale San Maurizio di Bolzano, per la fornitura di ghiaccio secco che ha distrutto il cuore donato; ma anche per quanto riguarda la mancanza di controlli sull’organo donato. In sintesi, vengono mossi rilievi nei confronti di chi ha fornito ghiaccio secco, dunque verso lo staff di Bolzano (rappresentato da una dottoressa, una infermiera e una oss), ma anche nei confronti della dottoressa Gabriella Farina, che - al netto degli errori commessi a Bolzano - avrebbe dovuto controllare il contenitore durante il trasporto e la fornitura di ghiaccio secco ricevuta. Gran parte delle conclusioni vengono riservate poi a quanto è stato effettuato a Napoli, a partire dall’espianto-trapianto del 23 dicembre del 2025 scorso. Siamo al Monaldi. Come è noto l’espianto del cuore di Domenico avviene quando non c’è ancora la segnalazione del cuore inutilizzabile da parte della equipe in arrivo da Bolzano, né da parte degli infermieri. Non vengono mosse così critiche nei confronti del chirurgo Guido Oppido e della sua vice Emma Bergonzoni, in relazione alla esecuzione del trapianto: hanno agito secondo le procedure, secondo le “leggi dell’arte”, ovviamente in mancanza di un segnale di allarme interno alla sala operatoria, circa le condizioni del cuore giunto al Monaldi.