Gli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano hanno depositato oggi le memorie difensive per conto di 11 cittadini di Taranto, tra cui un minore, per chiedere il rigetto dell'istanza ex art. 373 del codice di procedura civile presentata da Acciaierie d'Italia e Ilva in Amministrazione Straordinaria. Le società hanno richiesto la sospensione d'urgenza dell'esecutività del decreto della Corte d'Appello di Milano, che dispone la fermata dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico entro il 28 ottobre. Nei documenti depositati in vista dell'udienza di mercoledì 9 settembre, i legali eccepiscono l'inammissibilità del ricorso, definendolo un "ossimoro logico e processuale" e una "sospensione della sospensione cautelare".
I difensori sottolineano che "l'epoca dei diritti tiranni della produzione è terminata definitivamente" e che il diritto alla salute non può essere sacrificato. "I danni irreversibili paventati agli impianti - affermano - non sono irreparabili, e non prevalgono su quelli cui sono esposti i deducenti, perché un impianto si può sempre sostituire, mentre la vita e la salute umana no". Nell'atto depositato si contesta anche la tesi dell'irreversibilità dello spegnimento degli impianti, citando i recenti blocchi prolungati e il nuovo incidente verificatosi ad Afo 2 il 23 agosto scorso con la fuoriuscita di una nube nera.














