Prima mossa legale per cercare di fermare il recente decreto della Corte d'Appello di Milano che ha disposto entro 90 giorni la fermata dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto poiché inquinante tra polveri sottili e amianto. Giorni, quelli stabiliti dai giudici, che scadono prima della fine di ottobre.
La mossa legale viene da Ilva in amministrazione straordinaria, la società proprietaria degli impianti siderurgici, mentre Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria è il gestore degli stessi, che ha presentato ieri un ricorso in Corte di Cassazione.
Il ricorso di Ilva in amministrazione straordinaria è contro il gruppo di cittadini tarantini che hanno promosso il giudizio contro l'ex Ilva chiedendone lo stop al Tribunale di Milano, giudizio approdato anche alla Corte di Giustizia Europea e poi anche in Corte d'Appello, Regione Puglia, Gruppo di intervento giuridico e Codacons, nonchè nei confronti di Acciaierie d'Italia spa e Acciaierie d'Italia holding, entrambe in amministrazione straordinaria, e della Procura della Repubblica presso la Corte d'Appello di Milano e la Procura generale della Repubblica presso la Corte di Cassazione. Quattordici sono i motivi alla base del ricorso alla Suprema Corte.







