Come ho detto in altri frangenti, uno dei talenti di Dacia Maraini è quello di aprirci un varco di consapevolezza sulla realtà, inducendoci a riflettere. Con “Anche i cani a volte volano”, pubblicato da Solferino, l’autrice torna su uno dei temi che attraversano da tempo la sua produzione letteraria e civile, penso al precedente “Storie di cani per una bambina”, edito da BUR: il rapporto tra l’essere umano e le altre forme di vita. Nel volume, curato da Eugenio Murrali, confluiscono racconti, memorie personali, considerazioni sullo stato di fatto, e in chiusura vi sono tre favole, l’ultima delle quali in versi. Questo solo per farvi capire la poliedricità, l’ampiezza di vedute, la potenza comunicativa di una scrittrice che da sempre si muove a tutela delle categorie più vessate.

Il sottotitolo del libro, “Storie di animali per tornare umani”, contiene la chiave interpretativa dell’opera: gli animali – e il modo in cui li trattiamo – diventano uno strumento attraverso il quale interrogare la natura dell’uomo, che troppo spesso ha piegato la natura a suo comodo e tornaconto. Nei confronti degli animali mostriamo infatti un’ambivalenza: da un lato li teniamo come animali da compagnia, curandoli e carezzandoli o vestendoli talvolta in maniera ridicola, dall’altro però non ci curiamo della fine che fanno alcune specie: