È morta a 78 anni per un tumore che combatteva da tempo. Fino alla fine ha tenuto alta la bandiera dei valori liberali
Emma Bonino ha scritto alcune delle pagine più belle della storia civile di questo Paese. Credo che oggi l’Italia intera si tolga il cappello di fronte alla forza di una donna che, con le sue lotte e il suo impegno, ha mutato il destino della nazione. È morta divorata da un tumore che la assediava da tempo. Un male che non ha mai nascosto e contro il quale ha combattuto da par suo, con il suo carattere volitivo, per anni.
Fino alla fine dei suoi giorni ha tenuto alta la bandiera dei valori liberali e democratici in una società che ha sempre considerato questa ispirazione minoritaria, fino a rendersi conto – con l'aborto, il divorzio, la giustizia giusta - che quelle battaglie dei radicali sono state capaci di spostare la vita dei cittadini molti metri più avanti, di rompere catene, formali e ideologiche, che imprigionavano la libertà dei singoli. Con la forza dell’esempio i radicali italiani hanno imposto all’agenda politica italiana temi che le culture dominanti avevano tralasciato.
La cultura liberale o la cultura delle libertà personali e dei diritti individuali, l'individuo come centro della società, era totalmente estranea a quella della Dc che era: «Soffrite in terra e poi andrete in paradiso» e del Pci che era: «No, contano solo le masse». E quindi dal loro punto di vista i temi che noi sollevavamo: la giustizia, il divorzio, l’aborto erano frivolezze radical-chic. Per il Pci la politica si faceva solo nelle fabbriche. I radicali erano una puntura di spillo, molto fastidiosa. Avevamo al centro l'individuo come protagonista, i diritti civili che consideravamo alla stessa stregua di quelli sociali. Una differenza d’impostazione culturale. Era anche difficile dialogare. Non perché la lotta all’aborto clandestino non andasse bene, ma non era una priorità. Non perché la giustizia giusta non andasse bene, ma non era una priorità.Sono parole di una intensa intervista che le feci tempo fa. «Mi sono persino emozionata da sola… speriamo faccia lo stesso effetto anche ad altri… magari ai più giovani».Dalla condizione carceraria a quella delle vittime, come Enzo Tortora, di una giustizia malata, fino all’impegno, anche come Commissario Europeo prima e come ministro nei governi Prodi e Letta dopo, per promuovere il Tribunale Penale Internazionale e per salvaguardare sempre e ovunque i diritti umani, dall’Afghanistan al Tibet Emma Bonino c’era sempre.Non ebbe paura di sostenere l’intervento militare internazionale per fermare lo sterminio in Bosnia e in Kossovo, valutando sempre la prevalenza morale della difesa dei diritti individuali e dei popoli rispetto alle logiche di aggressione e di potenza. La stessa posizione che espresse con forza, con il suo ultimo movimento Più Europa, contro l’invasione dell’Ucraina. Allo stesso modo Emma fu decisiva nella lotta contro le mine antiuomo e nel contrasto del traffico della droga non attraverso politiche proibizioniste.I diritti delle persone, la bussola di una vita. In questi tempi di discussioni infantili non è inutile tornare alle sue parole: «Io ho sempre tentato di spiegare che i diritti civili sono questioni sociali perché se hai i soldi per divorziare trovi la Sacra Rota o vai a Londra. Quindi per me sono diritti sociali, sono problemi sociali, tasse umane e finanziarie. Indirette o dirette. La mia idea mi differenziava un po' dal Movimento femminista alla quale arrivo tardi. Non sono mai stata separatista. Sono sempre stata convinta che il personale è politico ma il privato non è pubblico. Oggi constato, dopo vent'anni, che è l'inverso. Cioè che il privato è inopinatamente e inutilmente pubblico. E il personale non è più politico».Irregolare per definizione, munita della magnifica capacità di sottrarsi alle certezze ideologiche come faceva Pasolini, Bonino ha servito governi di diverso colore. Fu Commissaria europea proposta dal governo Berlusconi, come farà con il centrosinistra, con l’obiettivo di rappresentare istituzionalmente i suoi valori e le sue battaglie ovunque, sempre.Da anni il suo impegno era per rafforzare l’Europa e renderla più efficace e unita. Quando quel giorno, sulla terrazza della sua casa, le chiesi se pensava che la prospettiva nel caos dovesse essere gli Stati Uniti d’Europa, Emma mi rispose: «È l'unica. Anche perché io non conosco altro sistema che possa tenere insieme cinquecento milioni di abitanti rispettando le loro diversità. Stati Uniti d’Europa con poche competenze al centro, solo quelle che sono più efficaci e che vengano fatte insieme. E poi molta sussidiarietà. Perché dobbiamo unire le persone, ma senza mai omologarle».Unire senza omologare, la sostanza della libertà in una società democratica. Nel ricordarla con affetto, non riesco a dimenticare la grandezza di un gesto. Grandezza umana e politica. Quando Emma, in occasione dei novant’anni di Giovanni Leone, scrisse all’ex Presidente della Repubblica una lettera, insieme a Pannella, per chiedere scusa della ingiusta campagna scatenata nel 1978 contro di lui.Era stata una ingiusta campagna giustizialista. Il contrario della vita di una donna, sempre dalla parte dei più deboli e delle libertà, che oggi l’intero Paese rimpiange.










