È bastata una confessione, arrivata solo all’inizio del processo di secondo grado, a far ridurre di due anni la pena al 17enne che il 25 ottobre 2024 gettò l’ex fidanzata 13enne, Aurora Tila, dalla terrazza del palazzo in cui la ragazzina viveva a Piacenza.
A nulla è valsa la memoria depositata dall’avvocato Emilio Malaspina, che assiste Morena Corbellini, mamma di Aurora, contenente la denuncia sporta meno di un mese fa dalla donna contro quel ragazzo che ha ucciso la figlia e che in carcere usava i social network.
Pena ridotta per l’ex fidanzato (che usa i social in carcere)
Vista la confessione dello scorso luglio – per la famiglia della 13enne «strumentale a ottenere una riduzione della pena» – la sostituta procuratrice generale Silvia Marzocchi ha chiesto ieri il riconoscimento delle attenuanti generiche, accolto dai giudici. Di qui la condanna diminuita a 15 anni (17 quelli inflitti in primo grado all’imputato).
«La più piccola vittima non è stata considerata. I femminicidi aumenteranno, tanto gli autori sanno che le pene non sono niente. Anche i minorenni uccideranno sempre di più. O interviene la premier, e ci mette una pezza, se no sarà sempre peggio», ha detto la mamma della 13enne, all’uscita dall’aula della Corte di Bologna, parlando di sentenze fatte «alla leggera» e della necessità di intervenire «in modo duro e corretto».












