La confessione spontanea e inattesa, che l'assassino di Aurora Tila ha pronunciato due mesi fa, durante la prima udienza del processo d'appello, gli è valsa oggi uno sconto di pena. Era accaduto il 13 luglio e poco fa i giudici di secondo grado bolognesi hanno modificato la sentenza emessa dal tribunale dei minori della stessa città: da 17 a 15 anni di carcere. Morena Corbellini, madre della 13enne che fu uccisa il mattino del 25 ottobre 2024 a Piacenza, era come di consueto presente in aula, ha commentato duramente il pronunciamento e chiesto l'intervento della premier, Giorgia Meloni, per un cambio di approccio.«Se continuiamo così, andrà sempre peggio - ha detto la donna - le sentenze vengono fatte alla leggera. Allora, non si può pretendere che i femminicidi diminuiscano. Aumenteranno sempre di più, e non solo per quanto riguarda gli adulti, ma anche i minori uccideranno di più. Bisogna che il Paese intervenga in modo duro e corretto». Sulla stessa linea di sdegno, anche l'avvocato della donna, Emilio Malaspina, il quale ha ricordato che «Aurora aveva 13 anni, è stata la vittima di femminicidio più giovane d'Europa», aggiungendo che «sia io che la famiglia siamo insoddisfatti, in particolare per la richiesta di sconto avanzata dalla procura generale».Fin dal momento in cui fu fermato dai carabinieri di Piacenza nei pressi dell'edificio da cui era precipitata Aurora, il ragazzo che all'epoca aveva appena un anno più di lei ha sempre negato le proprie responsabilità. Sul minore, che aveva già precedenti penali, pesavano però prove schiaccianti. A monte del fatto di sangue, c'erano le tracce telematiche e le testimonianze dei suoi atteggiamenti violenti, nei confronti degli altri in generale, e della ragazzina in particolare. Aggressioni verbali e fisiche, minacce di morte, gelosia patologica e stalking, che avevano portato Aurora a molti tentativi di allontanarlo.Dopo che aveva commesso il delitto, poi, le due versioni che ha raccontato, prima che la caduta fosse stata accidentale, poi che fosse stata un gesto volontario di Aurora, non sono mai state credute. Aveva escoriazioni sulle mani, che gli inquirenti videro subito e interpretarono correttamente come le ferite difensive che gli aveva provocato la 13enne mentre, aggrappata alla ringhiera del terrazzo in cui era stata attirata per un fatidico ultimo chiarimento, lui infieriva per farle mollare la presa. Aveva un cacciavite in tasca, che aveva portato in caso di necessità, come arma impropria. Soprattutto, c'erano quattro testimonianze tra oculari e uditive che lo incastravano, nonché l'autopsia sul corpo della giovane, che ricostruiva una morte da impatto dopo una caduta involontaria, alla quale aveva cercato di opporsi.
Aurora Tila uccisa a 13 anni, ridotta la pena per l'ex fidanzato. Rabbia della mamma: “Intervenga Meloni”
I parenti insoddisfatti: «È la vittima di femminicidio più giovane d'Europa»










