L’Assemblea legislativa ha preso atto della relazione del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà della Regione Umbria, Giuseppe Caforio, sull’attività svolta nel 2025 e sui risultati ottenuti, aggiornata ai primi mesi del 2026. Nella relazione, illustrata in Aula dalla consigliera Maria Grazia Proietti, sono evidenziate alcune delle principali criticità del sistema detentivo regionale e viene rimarcato che l’Ufficio del Garante non dispone di personale e di fondi propri, risultando quindi limitato nelle proprie prerogative.
Al 31 marzo 2026 la popolazione penitenziaria umbra risultava di 1.641 unità, di cui 81 donne e 723 stranieri, a fronte di una capienza regolamentare di 1.324 posti. Il sistema penitenziario umbro è caratterizzato dall’alta percentuale di condannati definitivi (1.256). Il 28% circa deve scontare una pena superiore ai 10 anni e la percentuale di ergastolani è doppia rispetto a quella delle altre regioni. Due terzi dei detenuti ospitati nelle carceri umbre provengono da Toscana, Lazio e regioni meridionali per fatti commessi fuori dall’Umbria.
Tre delle quattro carceri regionali risalgono agli anni ‘80 e sono state costruite senza alcuna coibentazione. Solo alla fine di giugno il Ministero ha stanziato fondi per ventilatori e frigoriferi che però non arriveranno prima della fine dell’estate. La situazione è aggravata da un forte sovraffollamento: i detenuti si trovano quindi in spazi ristretti a temperature disagevoli ed hanno iniziato a presentare ricorsi contro queste condizioni ottenendo sconti di giorni o mesi rispetto alla pena da scontare. Ciò avverrebbe anche per il mancato riconoscimento del "diritto all’affettività".









