La cooperativa dei bagnini di Rimini sud e Confartigianato spingono per realizzare i maxi stabilimenti. Ma i bagnini di Confesercenti (che sono concentrati soprattutto nella zona di Marina centro) non ci stanno. E Fabrizio Pagliarani, uno dei titolari del bagno Tiki e presidente della Fiba (l’associazione dei balneari di Confesercenti) lo dice apertamente. "Non siamo contrari per principio alle aggregazioni – è la premessa – Ma prima di decidere come aggregare le imprese, bisogna chiarire una volta per tutte quale modello turistico e balneare vogliamo costruire e, soprattutto, quale ruolo avranno le attività che oggi rappresentano il tessuto economico della spiaggia". Per Pagliarani "la discussioni sulle macro-aggregazioni (ovvero maxi stabilimenti formati da 8 o più bagni e almeno un ristorante) non può essere affrontata solo come questione di dimensioni. Siamo alla vigilia di un cambiamento epocale: nel 2027 si faranno le gare per le concessioni". E allora "prima di decidere come aggregare gli stabilimenti e fare le gare, dobbiamo ragionare sulla spiaggia che vogliamo per Rimini. E questa è, prima di tutto, una responsabilità del Comune". Per Pagliarani, l’amministrazione "non può lasciare che siano solo le manifestazioni di interesse di alcuni bagnini a determinare dove e come nasceranno le macro-aggregazioni". Manifestazioni che vanno presentate entro il 18. "Se l’obiettivo è conoscere la domanda del mercato – chiede Pagliarani– perché raccogliere manifestazioni di interesse solo per macro-aggregazioni e non anche per micro-aggregazioni (almeno 2 bagni e un locale), anch’esse previste dal piano dell’arenile? Sarebbe stato più opportuno verificare prima l’interesse su stabilimenti singoli e micro-aggregazioni e poi interrogare il mercato su progetti di più ampia portata". E poi "c’è il tema del nostro ruolo. Si parla tanto della necessità di tutelare le piccole imprese balneari familiari e dobbiamo essere coerenti: come potranno avere un ruolo nelle nuove gestioni se, per fare le macro-aggregazioni dovranno rivolgersi a grandi investitori e reperire ingenti risorse? Il rischio è far sparire il tessuto imprenditoriale e trovarci, come a Jesolo e in altre località, una spiaggia standardizzata e omologata".