Rimini, 9 settembre 2026 – In spiaggia piccolo è bello. Per anni è stato il mantra dei bagnini, impauriti dall’incombere dei bandi per il rinnovo delle concessioni balneari. Le varie associazioni di categoria hanno alzato dune di sabbia a difesa del modello balneare, anche in Riviera, perché andava protetta la piccola impresa, spesso a carattere famigliare, dall’arrivo dei grandi capitali. Quanto accaduto a Jesolo, con il patron di Geox che ha messo i piedi sulla sabbia, aveva fatto tremare i bagnini. I piccoli stabilimenti mai avrebbero potuto controbattere a quegli investimenti.

Ma a Rimini qualcosa è cambiato, anche tra i bagnini. Il Comune ha aperto a una manifestazione di interesse che si chiuderà tra una decina di giorni, con cui chiede se ci sono operatori e imprenditori intenzionati a presentare progetti per macro aggregazioni. Il che significa maxi stabilimenti con un fronte spiaggia che supera i 250 metri è può arrivare anche al doppio. Com’era la spiaggia di Rimini: nel 2027 si terranno le gare di assegnazione delle concessioni demaniali per sugli arenili anche in Romagna

Perché si è diviso il fronte del bagnini

Grande contro piccolo, macro-aggregazioni tra operatori contro le micro. Ed è qui che il fronte dei bagnini si è diviso. Oggi macro non fa rima semplicemente con grandi fondi di investimento e imprenditori dal portafoglio gonfio. Tant’è che tra i sostenitori di questo modello c’è Mauro Vanni, presidente di Confartigianato imprese balneari. Come sottolinea, presenterà un progetto per una macro-aggregazione assieme ai suoi soci. Il perché è semplice: “Solo con le macro aggregazioni possiamo riqualificare la spiaggia e avere stabilimenti con servizi di qualità e diversi uno dall’altro”.