Un attentato può dirsi riuscito solo se lascia un segno nella mente dei superstiti.

Il terrorista vuol vincere, non convincere.

Era già così quando con “la propaganda dei fatti” Ravachol lanciava granate nei caffè di Parigi Belle Epoque spezzando partite a carte e languori di valzer.

Il terrorista vuole sbalordire.

Venticinque anni fa, un quarto di secolo, era l’11 settembre, nelle prime ore di u…