Ci sono ferite che il trascorrere degli anni non riesce a rimarginare. L’11 settembre 2001 è una di queste. A venticinque anni da quel giorno terribile, la strage compiuta dal terrorismo jihadista nel cuore degli Stati Uniti rimane una ferita aperta nei nostri cuori e nella coscienza dell’intero Occidente. Una ferita che appartiene alla storia, ma che continua a parlarci nel presente e che non può, e non deve, essere dimenticata.Quella mattina il mondo assistette alla brutalità del fanatismo trasformato in terrorismo. Diciannove terroristi di al-Qaeda dirottarono quattro aerei di linea e li trasformarono in armi contro persone innocenti e contro alcuni dei luoghi simbolo degli Stati Uniti. Le Torri Gemelle furono colpite e crollarono, il Pentagono venne attaccato e il quarto aereo precipitò in Pennsylvania dopo la reazione eroica dei passeggeri e dell’equipaggio. Furono assassinate 2.977 persone.Dietro quei numeri c’erano donne e uimini, famiglie, progetti, affetti e vite quotidiane cancellate in poche ore dalla follia omicida del terrorismo. Fu un attacco vile e infame. Un atto di guerra terroristica che voleva colpire l’America, seminare paura e mostrare al mondo la ferocia di un’ideologia estremista islamica disposta a trasformare esseri umani in strumenti di morte.Per questo l’11 settembre non può essere ridotto a una semplice ricorrenza. È memoria, dolore e monito. È il ricordo di ciò che il terrorismo jihadista è stato capace di fare e della necessità di non abbassare mai la guardia davanti all’estremismo violento.L’Occidente deve continuare a combattere senza esitazioni le organizzazioni terroristiche, le loro reti finanziarie, la propaganda jihadista, il reclutamento e ogni forma di radicalizzazione che inciti alla violenza e alla distruzione delle nostre società. La sicurezza dei cittadini richiede intelligence, prevenzione, cooperazione internazionale e fermezza dello Stato.Questa battaglia, proprio perché deve essere inflessibile contro terroristi e fanatici, deve però essere altrettanto precisa: al-Qaeda e le organizzazioni jihadiste rappresentano un cancro per il mondo intero. L’11 settembre ci ha insegnato che sottovalutare il fanatismo islamico può avere conseguenze devastanti. Le democrazie non possono permettersi ingenuità davanti a chi predica odio, recluta terroristi o considera l’assassinio di innocenti uno strumento politico o religioso.Ma la risposta dell’Occidente deve dimostrare anche la forza dei suoi valori: difendere la libertà senza rinunciarvi, garantire la sicurezza senza abbandonare lo Stato di diritto e combattere il terrorismo senza alcuna esitazione. A venticinque anni di distanza, quelle immagini rimangono scolpite nella memoria: le Torri avvolte dal fumo, le persone in fuga, i soccorritori che correvano verso il pericolo mentre migliaia di persone cercavano disperatamente di salvarsi.Nell’anniversario di quella orrenda strage ci stringiamo ancora una volta idealmente attorno agli Stati Uniti d’America e alle famiglie delle vittime. Il nostro pensiero va a ogni donna e a ad ogni uomo che quella mattina uscì di casa senza sapere che non avrebbe più fatto ritorno. Va ai soccorritori, ai vigili del fuoco, agli agenti di polizia e a tutti coloro che misero a rischio la propria vita per salvarne altre.La strage dell’11 settembre resta una ferita aperta nel cuore dell’America e nei nostri cuori. E proprio per questo esiste una promessa che il tempo non deve cancellare: non dimenticare. Non dimenticare le vittime. Non dimenticare la ferocia del terrorismo islamico. Non sottovalutare mai il fanatismo. E continuare a difendere, con determinazione, le nostre società da chi vorrebbe piegarle attraverso la paura e il sangue. L’11 settembre non appartiene soltanto al passato. È un monito consegnato al futuro.