Di: Massimiliano Herber (con Fabien Ortiz), corrispondente RSI negli Stati UnitiNegli Stati Uniti, un terzo della popolazione è troppo giovane per ricordare quel giorno: il trenta per cento degli americani è nato dopo l’11 settembre 2001. Per loro, gli attentati alle Torri Gemelle e al Pentagono e il dirottamento del volo United 93 sono storia, fatti del passato, non eventi vissuti.Elizabeth avrebbe dovuto compiere sette anni quando suo papà, pompiere, morì intervenendo nella Torre Sud del World Trade Center. Douglas Miller, 34 anni, è una delle 2’977 vittime di quello che fu definito l’“attacco all’America”.Doug Fire Fighter, didascalia: Doug Miller, pompiere morto intervenendo alle Torri Gemelle l’11.9.2001Elizabeth MillerDa Port Jervis, dove abitava con la famiglia, a Staten Island, dove prestava servizio quale vigile del fuoco nella brigata di soccorso N. 5, sono quasi due ore d’auto. Doug era solito dormire nel distretto newyorkese e la lontananza del padre non era particolarmente allarmante per la piccola Elizabeth. Di quell’undici settembre ricorda però il nervosismo della mamma quando venne a prenderla a scuola e i modi insolitamente bruschi nel risponderle alle domande su quanto era accaduto a New York. “Dopo quel martedì, ricorda, la nostra casa era sempre piena di gente e la televisione sempre accesa” e gli interrogativi da bambina che si affastellavano. “Poi il venerdì mattina, mia mamma ha chiamato a raccolta noi tre sorelle e ci ha detto: «Ragazze, vostro padre è in paradiso. È morto»”La famiglia di Doug Miller ad Halloween. Elizabeth è la bambina più alta in centro.Elizabeth MillerIl bisogno di capireTra i soccorritori intervenuti a New York 403 sono rimasti uccisi, tra questi 343 pompieri. Tutti quelli della squadra N. 5 di Staten Island – tra i primi a raggiungere il World Trade Center – sono morti. Gli anni che seguirono per Elizabeth furono “terribili e meravigliosi”, la dedizione e l’affetto della mamma hanno permesso alle figlie di vivere quella che oggi possono definire una “bellissima infanzia”. L’adolescenza fu più problematica e irrequieta. A undici anni, durante la guerra in Iraq, a scuola scrisse una lettera aperta al Presidente George W. Bush: “Riportiamo a casa le truppe. Nessun altro dovrebbe morire! È assurdo essere in guerra…”, ricorda sorridendo. Poi al college la decisione di studiare storia del Medio Oriente: “Avevo bisogno di capire, perché fosse successo proprio a me, perché in questo Paese e cosa significasse...”Elizabeth Miller, 31 anni.RSIVoltare pagina è possibile?Non ha mai smesso, ammette Elizabeth, di “riflettere sulla realtà del mondo dopo quell’11 settembre” e anche da adulta quel tragico giorno è stato uno sprone per un impegno politico. Un attivismo che l’ha portata anche a Guantanamo, dove - dice - la macchina giudiziaria da tempo si è inceppata: un errore portare il caso davanti alla commissione militare anziché nei tribunali federali. I processi non dovrebbero iniziare prima del giugno 2028. “Siamo da tempo in un limbo giuridico... spiega Elizabeth Miller. Per questo sostengo un accordo preliminare… un “patteggiamento”, come lo chiamano. Vorrei che tutto questo finisse”.Il nome di Doug Miller al Memoriale del 11/9 a New York.m.h./RSIVoltare pagina dopo 25 anni, si può? Le responsabilità delle menti degli attentati e i loro legami con l’Arabia Saudita, considerata culla dei terroristi delle Torri Gemelle, rimangono non chiariti e come la perdita del padre, per Elizabeth, l’assenza di una verità giudiziaria rimane una ferita aperta: “Il governo degli Stati Uniti, dice, deve ai familiari, ma anche alla nazione e alle altre nazioni, la verità su come e perché tutto questo sia accaduto”.Elizabeth diventerà mamma tra poco; dopo l’anniversario dell’Undici settembre. Non è solita andare a Manhattan per le commemorazioni, ma prima di chiudere l’intervista per il Telegiornale RSI, con commovente serenità, pensando al papà morto, ai sacrifici della mamma e al bebè che porta in grembo conclude: “io ho perdonato. Non voglio star qui a serbare rancore… vivere così sarebbe una perdita di tempo. E perché così i terroristi vincono. Quando si nutre l’odio, vincono loro.”