Firenze, 10 settembre 2026 - Magari ci si volta di spalle, pur apprezzando la ricorrenza. Ma da festa della natività di Maria, che segna il calendario della Chiesa, è un appuntamento che parla e non solo a chi entra in chiesa. "Non si tratta di un mito, di una bella favola lontana, ma di una storia reale", sottolinea l'arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli. La fede si vive nella storia, matura in incontro, ha ricaduta in mezzo agli altri, con un'indicazione sorprendente anche in questi tempi violenti e di spaesamento, in cui la vita degli altri (e soprattutto delle altre) rischia di diventare per tanti una forma di possesso.
"I lunghi secoli trascorsi hanno mostrato - ha spiegato Gambelli - che non è un po’ di terra né l’esercizio di una grande egemonia ciò che Dio profondamente ha promesso: l’uomo ha bisogno di molto di più, è fatto per una grandezza che né terra, né potere possono realizzare". Maria, sì proprio lei, quella che canta le lodi di un Dio che protegge i poveri e li innalza, rovescia i potenti dai troni e rimanda i ricchi a mani vuote, testimonia con una scelta libera e non scontata "quale sia la vera grandezza. La grandezza di chi non cerca di affermare sé stessa a dispetto di tutto e tutti; la grandezza di chi non ha paura della propria piccolezza e fragilità". Insomma siamo introdotti dal Vangelo letto nella festa a una storia reale (fatta anche di genealogie che comprende "donne che non appartengono al popolo ebraico, esse per così dire, vengono da fuori: da sempre la grande storia di Israele porta dentro l’orizzonte del mondo intero e dell’umanità") tutta) e, allo stesso tempo, "siamo anche messi davanti a qualcosa di nuovo che rovescia le nostre idee".









