La Cintola come un abbraccio. Un legame che attraversa i secoli, unisce Maria ai suoi figli e, soprattutto, richiama una città al senso più profondo della propria identità. È da qui, dal cuore della fede pratese, che è iniziata la festa dell’8 settembre, la Natività di Maria, il giorno più importante per Prato. Una giornata nella quale la tradizione religiosa e quella civile tornano a incontrarsi, rinsaldando quell’antico legame tra Chiesa e amministrazione che nel Corteggio storico trova la sua massima espressione.
Nella cattedrale di Santo Stefano, la mattina della festa si è aperta con il solenne pontificale presieduto dal vescovo emerito di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto, e concelebrato dal vescovo Giovanni Nerbini, insieme al clero diocesano. È stato Benotto a parlare alla città, affidando alla sua omelia un messaggio che sul senso dello stare insieme.
Partendo dal Vangelo di Matteo e dalla lunga successione degli antenati di Gesù, il vescovo emerito ha ricordato come la storia della salvezza abbracci l’umanità intera, "buoni e meno buoni, conosciuti o ignoti, uomini e donne, ciascuno con la sua storia". Nessuno è escluso. E proprio dentro questa storia Dio, ha spiegato Benotto, "si è fatto e sempre di nuovo si fa mendicante presso di noi", chiedendo a ciascuno il proprio ’eccomi’, come lo chiese a Maria di Nazareth.










