Il piano di ristrutturazione di Electrolux potrebbe comportare circa 1.450 esuberi in Italia, mentre parte della produzione di frigoriferi di fascia bassa verrebbe spostata in Cina. Una vicenda che pone una questione più ampia per Roma: valutare i rapporti industriali con Pechino anche sulla base dei loro effetti su produzione, occupazione e capacità manifatturiere
Il piano di ristrutturazione di Electrolux potrebbe comportare circa 1.450 esuberi in Italia e lo spostamento in Cina di parte della produzione di frigoriferi di fascia più bassa. È quanto emerge dalle fonti sindacali citate da La Verità, che descrivono una riorganizzazione destinata ad avere un impatto significativo sulla presenza industriale del gruppo nel Paese.
La vicenda riguarda innanzitutto Electrolux e le scelte industriali dell’azienda, ma intercetta anche un tema più ampio per la politica economica italiana: fino a che punto l’integrazione con il sistema produttivo cinese possa offrire opportunità commerciali e industriali senza aumentare, allo stesso tempo, l’esposizione della manifattura nazionale alla delocalizzazione delle produzioni e alla conseguente riduzione dell’occupazione.
Secondo le fonti sindacali citate dal quotidiano, il piano potrebbe determinare circa 1.450 uscite complessive in Italia, comprese 135 posizioni a tempo determinato che non verrebbero rinnovate e altri posti attualmente vacanti. L’impatto maggiore riguarderebbe due stabilimenti del Nord-Est: a Susegana sarebbero interessati 420 posti su circa 1.800 addetti, mentre a Porcia gli esuberi sarebbero 310 su 1.700 lavoratori. I sindacati hanno proclamato uno sciopero per il 15 settembre e chiesto al ministro delle Imprese e del Made in Italy l’apertura urgente di un tavolo sulla vertenza.








