Una lettera indirizzata ai vertici della Sanità in Sardegna e a quelli del Consiglio regionale, ma anche aI ministri Piantedosi (Interno) e Schillaci (Salute) per denunciare la situazione che si è creata in carcere a Uta con l’arrivo di 88 detenuti in regime di 41 bis.
A firmarla è il sindacato della Uil Fp secondo cui la vita ora nella struttura penitenziaria è diventata insostenibile: «L’arrivo di oltre 80 detenuti in regime di 41 bis ha definitivamente esasperato un contesto già critico – scrivono – . Il personale sanitario descrive una realtà drammatica, non più gestibile, insostenibile e palesemente fuori norma».
Secondo i numeri forniti dalla sigla sindacale «la popolazione carceraria è infatti passata repentinamente da 750 a circa 840 detenuti, dislocati tra i 7 blocchi e il Sai (Servizio Assistenza Intensiva / Centro Clinico), la quasi totalità dei quali necessita di costante assistenza sanitaria. A fronte di tale incremento, il personale infermieristico – chiamato a coprire turni su 24 ore e 7 giorni su 7 – conta appena 25 unità sulla carta (ridotte rispetto alle 28 di poche settimane fa), di cui solo 22 effettivamente in servizio».
Una cifra dimezzata rispetto al passato, lamenta il sindacato, «attualmente integrata solo dal supporto marginale di pochi operatori aziendali in regime di prestazioni aggiuntive. Questa grave carenza, aggravata dall'esodo continuo causato da condizioni di lavoro insostenibili, rende il contesto totalmente privo di attrattiva sia per la permanenza del personale in servizio, sia per il reclutamento di nuovi professionisti, che sistematicamente rifiutano l'incarico».








