A Sassari nel carcere di Bancali, dove giovedì un detenuto di 36 anni è morto a causa di un incendio, ci sono 577 detenuti a fronte di 454 posti. E in un contesto del genere il Governo prevede di destinare al 41 bis tre istituti in Sardegna. Le associazioni Europa Radicale e Nessuno tocchi Caino dopo il dramma lanciano un appello per sospendere il piano sul carcere duro nell’Isola.

«Chiediamo la sospensione immediata del piano di concentrazione dei detenuti in regime di 41 bis negli istituti sardi, fino a quando gli stessi istituti non siano rientrati nella capienza regolamentare, e una relazione urgente al Parlamento sulle condizioni del reparto sanitario del carcere di Sassari-Bancali, dove nella notte tra il 30 e il 31 luglio è morto carbonizzato un detenuto sardo di trentasei anni. La garante regionale Irene Testa – proseguono - ha documentato a Bancali infiltrazioni, muffa, celle senza termosifoni, presentando un esposto in Procura. Nella sua relazione annuale rileva che a Uta, su 729 detenuti, il 92% è sottoposto a terapia continuativa e quasi la metà a trattamento psichiatrico continuativo».

La morte di Bancali arriva a pochi giorni dalla conclusione del ciclo di visite negli istituti penitenziari sardi condotto da Nessuno tocchi Caino e dal Movimento italiano diritti detenuti insieme alle Camere penali di Cagliari, Oristano e Nuoro: la colonia penale di Is Arenas, il carcere di Badu ’e Carros e la colonia penale di Mamone. Alle visite hanno preso parte amministratori locali, avvocati e rappresentanti delle istituzioni territoriali.