Giustizia.28 luglio 2026 alle 00:37

«Quadrati di cemento arroventati, senza servizi igienici e con un’assistenza sanitaria che di sanitario non ha nulla». A dieci anni dalla morte di Marco Pannella, la visita dell’associazione Nessuno tocchi Caino e della Camera penale di Cagliari al penitenziario di Uta restituisce un quadro impietoso: 753 persone detenute, quasi 200 oltre la capienza, un sovraffollamento del 130%. E poi carenza di personale e servizi sanitari insufficienti mettono a dura prova le condizioni di vita nel carcere. Una situazione che, per i promotori dell’iniziativa, rischia di aggravarsi con l’apertura del nuovo reparto destinato al 41-bis.

«Se la Sardegna fino a pochi anni fa non era una regione sovraffollata, oggi comincia a esserlo in maniera seria», dice la presidente dell’associazione, Rita Bernardini. «Tutto ciò si ripercuote su tutta la vita penitenziaria: saltano le attività trattamentali, i colloqui nelle aree verdi e soprattutto l’assistenza medica».Quest’ultima è una delle principali criticità: «Ci sono solo due medici e due psichiatri stabili», sottolinea il presidente della Camera penale di Cagliari, l’avvocato Franco Villa. «Con una popolazione detenuta così elevata e circa 50 persone affette da gravi patologie psichiatriche è impossibile garantire assistenza adeguata». Dall’inizio dell’anno nel carcere si sono registrati due suicidi e altri 13 decessi, numeri che potrebbero aumentare senza un rafforzamento del personale medico e psicologico. L’arrivo dei 90 detenuti in 41-bis è un’altra fonte di preoccupazione. «Sebbene nel reparto ci sia un presidio sanitario, mancano attrezzature e personale dedicato. Il rischio è di aggravare la condizione attuale».