Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLe reazioni alla vittoria AfD in Sassonia sono una conferma dell’esistenza di un “partito mondiale di Putin”. Transnazionale, politicamente trasversale, implicito, più forte di quanto si possa immaginare. Ne fanno parte, sia pure con gradazioni assai diverse, leader come Marine Le Pen, Donald Trump, Ullrich Siegmund e Alice Weidel (Afd), Viktor Orbán e, in Italia, Matteo Salvini e Roberto Vannacci.

A unirli è una visione comune che parte da un'idea di fondo: la democrazia liberale occidentale è in decadenza. È debole perché troppo rispettosa delle minoranze, condizionata dai giudici, dalla stampa, dalle organizzazioni internazionali e da una miriade di regole che limitano la volontà della maggioranza. Di fronte a questo mondo confuso e in declino, Putin è l’emblema di una visone alternativa che ammira l'uomo forte, lo Stato nazionale, l'ordine, l'identità, la tradizione, la sovranità.

Una visione politica che converge anche su questioni concrete, non solo ideali: la diffidenza verso la NATO, l'ostilità alle élite europee, la critica alla globalizzazione, la richiesta di recuperare la sovranità nazionale e, soprattutto, la convinzione che l'Occidente stia combattendo in Ucraina una guerra che non gli appartiene. Putin gode. A questo punto alla propaganda russa basta insinuare che Ucraina e Russia siano ugualmente responsabili della guerra, che l'Europa non possa permettersi di aiutare Kiev, che le sanzioni facciano più male a noi che a Mosca, che il vero problema non sia l'espansionismo russo, ma la NATO che provoca la Russia.