Per far scattare la stretta sugli affitti brevi e sui blocchi all’acquisto delle seconde case nei centri ad alta tensione abitativa, i Comuni europei avranno una corsia preferenziale: se il prezzo medio degli immobili supera di 10 volte il reddito netto disponibile pro capite della popolazione residente, lo stress abitativo si presumerà d'ufficio. Nessun obbligo, in questo caso, di dover dimostrare che il mercato immobiliare locale sia peggiorato in modo continuo nel decennio precedente. È la principale novità inserita nell’ultima versione dell'Affordable Housing Act, il regolamento Ue per la tutela dell’accessibilità abitativa che la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen si appresta a presentare ufficialmente oggi a Bruxelles. Una nuova bozza del testo, visionata da ItaliaOggi, mostra come i tecnici dell'Esecutivo comunitario abbiano continuato a mettere le mani sull'impianto dell'articolo 6 fino all'ultimo minuto prima del varo, affinando i parametri economici e aggiungendo la deroga automatica sulla “soglia 10” per velocizzare le delibere dei Comuni.

I parametri per misurare lo stress abitativo

L’articolo 6 fissa la formula che i Comuni dovranno applicare per dimostrare l'emergenza abitativa. Rispetto alle prime bozze, cambia il parametro per misurare l'accessibilità degli immobili: il prezzo medio di vendita di un'abitazione non verrà più confrontato con il reddito mediano della zona, ma con il reddito netto medio annuo di ciascun residente. In termini pratici, l'indicatore si ottiene dividendo il costo medio di un appartamento per i soldi effettivi che ogni cittadino dichiara all'anno al netto delle tasse. Più questo valore è alto, più gli stipendi locali risultano insufficienti per comprare casa.