Il titanico pezzo della giornalista sul Corriere della Sera, e poi il libro che ne seguì, furono molto più di un allarme inascoltato. Erano diagnosi, prognosi e terapia della malattia mortale dell’Occidentedi Giovanni Sallustigiovedì 10 settembre 20264' di letturaDomani è l’11 settembre, l’11 settembre è sempre, ogni giorno, da un quarto di secolo esatto. Lo è perché quei due aerei che sventrano le Torri fanno a pezzi anche la dolce illusione dei Novanta, l’impossibile fine della Storia. L’11 settembre è sempre perché è da allora che la macchina sterminatrice della Storia si è rimessa in moto, e detto oggi, dopo decine di attentati in Europa, dopo il Bataclan, dopo Charlie Hebdo, dopo gli sgozzamenti in diretta dell’Isis, perfino dopo quella riedizione antisemita dell’11 settembre che è stato il 7 ottobre, pare scontato.Ma allora, in diretta, mentre pressoché l’intera classe intellettuale si involveva in contorcimenti logico-linguistici per negare quello che gli attentatori stessi rivendicavano (ovvero che l’apocalisse era apocalisse islamista), fu una voce sola, magnificamente sola, a capire, e quindi parlare, scrivere, agire di conseguenza. Nell’unico modo possibile: liberando la sua rabbia e il suo orgoglio.Oriana Fallaci, la malattia, la rabbia e l'orgoglio: l'ultima lettera senza scontiPer i vent’anni dalla morte di Oriana Fallaci, arriva per la prima volta in libreria «La forza della passion...DIAGNOSI E TERAPIA