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Pierluigi Panza

In edicola giovedì 10 e venerdì 11, gratis con il quotidiano, due libri con gli articoli sull’attacco alle Torri Gemelle. Venticinque anni fa la tragedia dell’11 settembre, spartiacque del millennio

Oltre allo shock per la distruzione delle Torri Gemelle, l’11 settembre del 2001 produsse in Occidente il timore di una guerra di civiltà come preconizzato dal politologo Samuel Huntington. La discussione sulla legittimità dell’intervento militare in Afghanistan, come sappiamo, generò negli Stati Uniti un forte patriottismo e in Europa la domanda se l’Occidente dovesse difendere una propria identità alternativa all’affermarsi di un generico multiculturalismo.

Ferruccio de Bortoli, allora direttore del «Corriere della Sera», andò a New York il 15 settembre con l’intenzione di intervistare sull’argomento Oriana Fallaci. Tornò con un testo scritto dalla giornalista che il 29 settembre fu pubblicato sul «Corriere» con il titolo La Rabbia e l’Orgoglio, quasi un «sermone», come lo definì la stessa Fallaci, che ruppe dieci anni di silenzio. Ci trovavamo di fronte a un radicale attacco all’Occidente libero e laico davanti al quale cadevano le ambigue distinzioni tra Islam moderato e radicale. Era l’attacco del fanatismo a secoli di cultura umanistica, che dal Rinascimento avevano portato allo sviluppo della scienza moderna. Gli europei venivano accusati di debolezza, ipocrisia, masochismo e l’Italia di viltà: «Ma non vi importa nulla della dignità? Non ce l’avete un po’ di orgoglio, pecoroni?».L’articolo produsse «un ciclone di sentimenti» (de Bortoli) innescando un confronto con altre firme: il 5 ottobre Dacia Maraini pubblicò Ma il dolore non ha una bandiera; lo stesso giorno su «la Repubblica», Umberto Eco Le guerre sante, passione e ragione, il 7 ottobre Sergio Romano La bandiera italiana e infine, l’8 ottobre, il grande inviato che, come Fallaci, aveva seguito la Guerra del Vietnam, Tiziano Terzani, pubblicò una risposta, di segno opposto, alla collega, intitolata Il Sultano e San Francesco.Non fu l’ultimo intervento del dibattito poiché, pochi giorni dopo, tornarono sull’argomento anche Giovanni Sartori (Uditi i critici ha ragione Oriana) e Giuliano Zincone (I coltivatori di dubbi e la spada di Oriana). Quella di Terzani — che aveva già pubblicato un reportage sui campi di addestramento finanziati da Bin Laden — fu una vera e propria risposta alla Fallaci. I due erano fiorentini e si conoscevano direttamente. Terzani sceglie due figure simboliche per risponderle: il potere e la spiritualità, il sultano e San Francesco, cioè la possibilità d’incontro tra i diversi. Si rivolge direttamente alla collega affermando che, di fronte a una simile tragedia, bisogna «dubitare» (termine che Sartori attaccherà una settimana dopo), distinguere, capire le cause. Terzani ritiene che identificare l’Islam con il terrorismo alimenti il fenomeno che si vuole combattere generando una crociata. È la logica che porterà Terzani, nei mesi successivi, a scrivere reportage dal Pakistan e dall’Afghanistan. Ma per Fallaci, una «crociata» era già in atto da anni da parte dell’Islam contro l’Occidente.