Nell'agosto 2026 il Guardian ha dedicato un lungo articolo a quella che ha chiamato “kissing recession”, la recessione del bacio. Il punto di partenza era un sondaggio britannico secondo cui più di un terzo degli intervistati dichiarava di baciare romanticamente meno rispetto a cinque anni prima. Alcuni giovani adulti raccontavano qualcosa di ancora più curioso: pur frequentando dating app e vivendo il sesso con relativa libertà, trovavano il bacio difficile, carico di esitazione, paura del rifiuto e timore di interpretare male i segnali dell'altro. Un sondaggio, peraltro commissionato da un'azienda, non basta per dire che stiamo smettendo di baciarci. Ma solleva una domanda interessante: in una società in cui il sesso è sempre più visibile, il bacio sta diventando più intimo?
A che cosa serve un bacio?
Una delle ricerche più citate, e ormai classica, sul tema è quella degli psicologi Rafael Wlodarski e Robin Dunbar dell'Università di Oxford, pubblicata nel 2013 su Archives of Sexual Behavior. Su 902 persone, i ricercatori misero alla prova tre possibili funzioni del bacio: valutare un potenziale partner, rafforzare il legame di coppia oppure aumentare l'eccitazione sessuale. I risultati sostennero soprattutto le prime due ipotesi. Il primo bacio poteva modificare l'attrazione verso un potenziale partner e la frequenza dei baci risultava collegata alla soddisfazione nella relazione. Non significa che le nostre labbra possiedano un misterioso radar biologico della compatibilità. Ma quando baciamo qualcuno riceviamo contemporaneamente molte informazioni: odore, sapore, tatto, ritmo, modo di avvicinarsi e, soprattutto, reciprocità.








