Sarà anche vero che la Gen Z sta vivendo una ‘sex recession’, ma forse stiamo guardando il fenomeno dalla prospettiva sbagliata: più che fare meno sesso, lo vivono in modo diverso
di Giulia Mattioli
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La Gen Z fa poco sesso: lo dicono statistiche e sondaggi, lo titolano i giornali, lo commentano gli adulti con una miscela di allarme, nostalgia e talvolta un pizzico di dileggio. Si parla di sex recession, di una generazione fragile, disinteressata all’intimità, spaventata dal contatto. Ma forse stiamo guardando il fenomeno nel modo sbagliato: se invece di aver smesso di fare sesso, i giovani avessero semplicemente deciso di farlo in modo diverso?
Le ricerche del Kinsey Institute, centro di riferimento per quanto riguarda gli studi sulla sessualità e le relazioni, mostrano che in effetti i giovani adulti della Gen Z dichiarano in media meno rapporti sessuali rispetto ai Millennial e alla Gen X alla stessa età. Ma lo stesso Kinsey sottolinea anche un elemento spesso trascurato: per questa generazione la definizione di ‘attività sessuale’ è meno rigida e meno centrata sull’atto penetrativo. Diversi report indicano, per esempio, che buona parte della Gen Z considera il sexting e le relazioni digitali come componenti normali delle relazioni amorose, e una quota significativa dei giovani ha avuto esperienze sessuali online o conversazioni esplicite via app. Cambiano le pratiche, cambia il modo di nominare l’intimità. E dunque vale la pena chiederselo: non stiamo forse misurando il ‘calo del desiderio’ con parametri ereditati da una visione superata, producendo diagnosi parziali, se non proprio sbagliate?







