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7 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 9:34
A ridosso dell’8 marzo, due ricerche internazionali suonano il campanello d’allarme: se negli ultimi anni sembravano essersi aperti spiragli importanti sul fronte dei diritti delle donne – dall’onda lunga del movimento #MeToo fino all’inserimento del diritto all’aborto nella Costituzione francese – nuovi dati suggeriscono che, non solo la battaglia culturale non è vinta, ma che in alcuni casi sembra anzi di arretrare, con il ritorno massiccio degli stereotipi di genere e l’emergere di nuove forme di “mascolinità tossica”.
Nel Regno Unito, la vasta ricerca condotta da Ipsos e dal Global Institute for Women’s Leadership del King’s College di Londra su 23.000 persone in 29 paesi, pubblicata giovedì scorso, mostra come i giovani uomini esprimano visioni più tradizionali sui ruoli di genere rispetto alle generazioni precedenti. Secondo lo studio, quasi un terzo dei ragazzi della Generazione Z (i nati tra il 1997 e il 2012) ritiene che una moglie debba obbedire al marito e il 33% pensa che l’ultima parola nelle decisioni importanti spetti all’uomo. Una quota più che doppia rispetto agli uomini della generazione dei baby boomer (nati tra il 1945 e il 1964), tra i quali solo il 13% condivide questa visione. La stessa tendenza emerge su altri aspetti: il 24% dei giovani uomini ritiene che le donne non dovrebbero apparire troppo indipendenti o autosufficienti (contro il 12% dei baby boomer), e il 21% pensa che una “vera donna” non dovrebbe mai prendere l’iniziativa nelle relazioni sessuali (contro il 7% dei baby boomer). Allo stesso tempo, il 59% dei ragazzi della Gen Z sostiene che oggi agli uomini venga chiesto uno sforzo eccessivo per favorire l’uguaglianza tra uomini e donne (contro il 45% dei baby boomer).






