Non capita spesso che un cognome riassuma così bene un testo: quello che si sta discutendo in Senato è, infatti, un vero e proprio Bignami di quasi tutti i vizi delle leggi elettorali italiane. Ho scritto discutendo, ma in realtà devo correggermi: quella che è in corso in Parlamento rappresenta piuttosto un’operazione di presa in ostaggio delle Camere da parte di una destra che non pensa alle necessità del Paese, ma alla propria necessità, cioè l’autoconservazione del potere. L’Italia, con la sua difficile condizione economico-sociale, é scomparsa dai radar del governo.

Un governo che rivendica con forza stabilità e successi, smentito dalle istituzioni indipendenti e dagli enti di statistica — dall'Istat all'Ufficio Parlamentare di Bilancio, fino ad Ivass, Arera e Fondazione GIMBE—, che delineano un quadro ben diverso da quello raccontato in un’operazione degna dell’Istituto Luce.

Non esiste alcun Paese in pieno boom, non esiste alcuna svolta. La pressione fiscale nel 2025 è stata il 43,1 per cento del Pil, segnando il livello più alto da oltre un decennio.

La narrazione delle lavoratrici che guadagnerebbero fino a 970 euro in più al mese si basa su una sommatoria di trasferimenti una tantum, agevolazioni fiscali, benefici aziendali e misure legate alla genitorialità che, poi, la furbizia di Chigi divide per 12 mesi, come se arrivassero realmente 970 euro in busta paga.