Roma, 10 settembre 2026 – Va detto senza girarci troppo intorno: la Russia ha cercato di uccidere il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. Il drone che sfiorato l’aereo del numero uno di Kiev, che si stava recando a Oslo per presenziare alle esequie di Re Harald, non può essere scambiato per un mero caso. Mosca conosceva il piano di volo e ha cercato di togliere di mezzo un leader che in oltre quattro anni di guerra non ha mai ceduto.

In passato ci sono stati altri episodi simili. L’aereo su cui viaggiava la Presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, è stato oggetto di disturbi ai contatti radio, una cosa del genere è capitato allo stesso Zelensky. Ma stavolta è completamente diverso, per più motivi.

Il primo è che è stato utilizzato un velivolo offensivo e pienamente riconoscibile. Il secondo è che il tentativo di attentato, perché di questo si è trattato, è avvenuto sul territorio europeo, per la precisione di un Paese, la Moldavia, candidato all’adesione e che la Russia sta cercando di sottrarre in tutti i modi all’influenza di Bruxelles. In ultimo, Mosca ha deciso di colpire a poche ore dalle dichiarazioni di Zelensky in cui si dichiarava per la prima volta disponibile a compromessi, a patto che non venissero solo dall’Ucraina e a pochi giorni dalla missione del numero uno della CIA, John Ratcliffe e degli inviati del presidente Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Volodymyr Zelensky e la moglie Olena Zelenska ai funerali di Harald V (Ansa)