“L’aereo di Zelensky ha rischiato di essere colpito da un drone russo“. La dichiarazione di ieri sera del primo ministro norvegese, Jonas Gahr Støre, all’emittente di servizio pubblico NRK, è rimbalzata su tutti i giornali. E ha fatto gelare il sangue per la portata delle conseguenze di un simile atto. Ieri il presidente ucraino si è recato in Norvegia per i funerali del re Harald V, e solo in serata è arrivata la rivelazione del premier. Nessuna dichiarazione ufficiale, invece, da parte di Kiev.

Questi i fatti. Martedì l’Airbus 319 con a bordo Zelensky è partito da Cracovia, atterrando nella capitale moldava, Chisinau, alle 15.17. Pochi minuti dopo, dalla Crimea si è alzata in volo un drone russo di ultima generazione, che può raggiungere i 500 km/h di velocità. Il drone è stato individuato in cielo, è passato sopra la Transnistria, ha raggiunto Chisinau intorno alle 16.40 ed è entrato nel cielo della Romania, facendo scattare i protocolli d’emergenza, con due caccia della Nato che si sono alzati in volo. Dopo pochi minuti, ha fatto marcia indietro e si è schiantato a nord della Moldavia. Per tutto questo tempo, il jet del presidente ucraino era fermo lungo la pista di Chisinau, tanto che il velivolo è ripartito in direzione Norvegia soltanto poco prima delle 18, quando il drone russo si era schiantato da circa un’ora. Il portavoce del governo moldavo ha confermato che la partenza del jet ucraino è stata ritardata proprio per via della minaccia e soltanto dopo il cessato allarme.