Webuild crolla in Borsa. La lettera, allarmata, inviata da Webuild a Palazzo Chigi, al Tesoro, al ministero delle Infrastrutture e alle Ferrovie dello Stato, è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La missiva, anticipata dal Fatto Quotidiano, ha mandato a picco il titolo e ha messo in luce le evidenti difficoltà finanziarie del gruppo causate dagli appalti di Rfi e dall'incepparsi del meccanismo di anticipazione delle "riserve" di cui ha beneficiato il gruppo di costruzioni grazie a un decreto "ad aziendam". A fine giornata a Piazza Affari le azioni di Webuild hanno perso quasi l'8 per cento del loro valore (7,96 per cento per l'esattezza) con una accelerazione al ribasso nel finale, bruciando 160 milioni di capitalizzazione in una sola seduta. Ma è da un anno che Webuild arranca sul mercato, avendo perso il 44,39 per cento, il 34,46 per cento solo negli ultimi sei mesi.

Le paure degli investitori le ha spiegate Equita Sim. Le indicazioni contenute nella lettera, sostengono gli analisti, "sarebbero rilevanti soprattutto per il profilo finanziario di Webuild e solleverebbero interrogativi sulla sostenibilità della generazione di cassa attesa dal gruppo, considerata la centralità del mercato italiano". In effetti è la stessa società, nella lettera inviata al governo, a spiegare che oggi l'unico "presidio di cassa" che stava finanziando i costi già sostenuti, erano proprio le anticipazioni delle riserve per gli appalti ferroviari realizzati con i fondi del Pnrr. Le riserve sono costi extra delle opere che vengono indicati dal costruttore e che, per un importo del 10% possono essere riconosciuti in automatico prima di un passaggio nelle Commissioni tecniche che devono esaminare la richiesta.