Quando si parla di rischio suicidario in adolescenza, uno degli errori più frequenti è cercare una causa unica o un segnale inequivocabile. «La prima cosa che vorrei dire è che, prima di ogni fattore di rischio, c’è un ragazzo con la sua storia, le sue relazioni e il suo modo di vivere il dolore. Non esiste quindi un profilo unico, così come quasi mai esiste una sola causa», spiega Paola Comito, psicoterapeuta, supervisore e facilitator EMDR, collaboratrice del CRSP – Centro Ricerche e Studi in Psicotraumatologia. Lo stesso sottolinea Beatrice Casoni, specialista in psichiatria presso il Poliambulatorio ErreEsse di Ferrara: «Il comportamento suicidario nasce generalmente dall’interazione tra vulnerabilità individuale, sofferenza psicologica, fattori familiari e relazionali, eventi stressanti e condizioni ambientali».
Suicidio in adolescenza: non esiste una sola causa
Tra i fattori di rischio più importanti, Casoni indica depressione e altri disturbi psichiatrici, precedenti comportamenti autolesivi o tentativi di suicidio, abuso di alcol o sostanze, esperienze traumatiche, bullismo e cyberbullismo, isolamento sociale, conflitti familiari, lutti, difficoltà scolastiche e vissuti di fallimento o forte inadeguatezza. Anche importanti alterazioni del sonno e assenteismo scolastico possono rappresentare segnali di vulnerabilità.














