ROMA – In Italia, nei giovani tra i 15 e i 29 anni, il suicidio è la terza causa di morte, dopo gli incidenti stradali e i tumori; nei maschi rappresenta la seconda. Dunque, un fenomeno allarmante. Difficile da stimare è anche quello dei tentativi, che non vanno a buon fine e hanno bisogno di un attento lavoro di prevenzione. Nell’infanzia – per fortuna – resta un evento raro, ma i pensieri di morte, ideazione suicidaria e comportamenti autolesivi possono comparire già in età scolare – cinque, sei anni – e rappresentano importanti indicatori di vulnerabilità tutt’altro da trascurare.
L’urgenza di superare la cultura del silenzio e del pregiudizio. Prevenire gli atti autolesivi e i tentativi di suicidio tra bambini, adolescenti e giovani significa innanzitutto intervenire prima che la sofferenza diventi emergenza, costruendo ambienti capaci di generare e sostenere il benessere neuropsichico, riconoscere tempestivamente le situazioni di vulnerabilità e facilitare la richiesta di aiuto, senza timore di essere stigmatizzati. È questo il senso di “Cambiare la narrazione del suicidio”, il tema della Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, che pone l’accento sull’urgenza di superare la cultura del silenzio e del pregiudizio per promuovere maggiore apertura, comprensione e supporto.












