di
Francesco Battistini
Teheran annuncia di aver colpito due imbarcazioni Usa, Washington di aver centrato cinque petroliere legate alla Repubblica Islamica. Missili del regime sulla Giordania come rappresaglia mentre continua lo scontro Houthi-sauditi
DAL NOSTRO INVIATOTEL AVIV - Gettano benzina sul fuoco e fuoco sulla benzina. Era dall’inizio della guerra, più di sei mesi fa, che non si sentivano tanti spari sulle navi in transito per gli stretti del greggio: otto petroliere, una portaerei e un cacciatorpediniere americani, rivendicano i pasdaran; cinque navi cisterna della flotta-ombra iraniana, fa sapere il Pentagono (al largo degli Emirati, se n’è vista una che navigava piegata su un fianco, non si sa con quanti morti e con quali danni). E poi una ventina di missili balistici sulle basi Usa in Giordania, quasi tutti intercettati dai Patriot. E Washington che promette altre rappresaglie: «Ogni volta che l’Iran proverà a colpire la nostra Marina, perderà delle petroliere», dice il segretario di Stato americano, Marco Rubio. E gli ayatollah che chiudono altre rotte di Hormuz. E i capitani che spengono i transponder e pregano il cielo, quando solcano quelle zone. E l’oro nero che torna a galleggiare sopra i 100 dollari al barile.












