Se si potesse ripercorrere all’indietro la “Cena dei Mille” che martedì 8 settembre ha trasformato il centro di Parma in un simposio a cielo aperto, la prima scena - e la più emozionante - a cui assistere sarebbe la lunga sfilata di cuochi, camerieri e personale che camminano intorno alla tavolata lunga 400 metri, con il dessert - l’ultimo piatto - tra le mani, per prendersi i meritatissimi applausi dei mille commensali. “A chi applaude di più, doppia razione di dolce”, scherza uno dei camerieri dall’aria più esperta. È finita. Anche quest’anno loro - i lavoratori - hanno portato a termine uno degli eventi più sfavillanti della Food Valley. Ad aprire la fila Gennaro Esposito, patron de La Torre del Saracino e chef guest di questa settima edizione, che ha portato in tavola uno dei suoi primi più iconici: minestra di pasta mista con crostacei e pesci di scoglio. Una coccola marina, eseguita alla perfezione - anche considerando i numeri e le attrezzature a disposizione della squadra. E dopo chef Esposito, centinaia di uomini e donne ognuno con la propria divisa: ci sono i maestri e i ragazzi dell’Alma, la scuola internazionale di cucina italiana, i cuochi e i camerieri di Parma Quality Restaurants e quelli dell’associazione ChefToChef Emilia-Romagna. C’è chi tra loro insegue un sogno, chi ha fatto questo lavoro per più di metà della propria vita, chi si sente arrivato e chi ha appena cominciato, chi riesce a condirlo ancora con un pizzico di entusiasmo e chi invece appare più stanco. Ma in marcia a testa alta, con i piatti poggiati con eleganza sugli avambracci, sono tutti accomunati dalla stessa soddisfazione e dallo stesso, grande, merito. Perché anche le serate più esclusive - forse soprattutto quelle - nulla sarebbero se non ci fosse chi lavora dietro le quinte, chi mangia in fretta un panino al prosciutto prima del servizio, magari in piedi.Ma anche la città si mette al servizio dei cosiddetti, fortunati, “mille”. I cortili del centro vengono adibiti a magazzini, qualsiasi spazio è sfruttato al massimo e sin dalle prime ore del pomeriggio è facile vedere cuochi e aiuto-cuochi aggirarsi per le vie del centro con cassette ricolme di frutta e verdura. Qualsiasi angolo della via diventa uno spazio per un guéridon e sotto il porticato del Comune, in piazza Garibaldi, lunghi tavoli servono per terminare gli impiattamenti. Ma la festa ha inizio quando, da un lato all’altro dell’imbocco di via Carlo Farini, banchetti ricoperti di deliziosi finger food che reinterpretano alcune delle eccellenze del territorio in chiave contemporanea, danno il via all’aperitivo. Alla base le “cinque P”: pasta, parmigiano, pomodoro, prosciutto e pesce (non stupitevi, è un’eredità dell’antica via del sale). E poi il tartufo nero, i funghi, l’aceto balsamico. Ma è solo l’inizio. Gli ultimi ritocchi alle candele, e una volta seduti a tavola la magia si compie. Prosegue - amplificata dalla mano di grandi chef come Gennaro Esposito (e non solo) - la glorificazione della materia prima del territorio e dell’Italia in generale. Si parte con la vellutata di pomodoro, verdure croccanti e olio al basilico, si passa all’opera magistrale di chef Esposito, poi si prosegue con il confortevole bue bianco, pesca di vigna e tartufo di Fragno e si chiude sulle note dolci della panna cotta al meliloto, crema al polline, biscotto all'amaretto e cioccolato Gold. Un percorso culinario reso ancora più magico dall’atmosfera, un’iniziativa - nata nel 2018 e fortemente voluta dallo chef Massimo Spigaroli, uno dei cuochi più autorevoli della bassa parmense - che tutt’oggi conserva il significato profondo di celebrazione del cibo e di valorizzazione massima dei prodotti che solo un territorio unico al mondo sa offrire.