Per anni l’e-commerce del vino è stato raccontato come una delle grandi frontiere della distribuzione. La pandemia aveva accelerato tutto: consumatori costretti a comprare da casa, cantine spinte ad aprire shop online, piattaforme specializzate in forte crescita, investitori attratti da un settore tradizionale finalmente entrato nella grammatica digitale. Oggi, però, il quadro è più maturo e molto più selettivo. Il vino online non è scomparso dopo il Covid, ma ha smesso di crescere per semplice inerzia. È diventato un canale reale, strutturale, ma economicamente complesso.
I numeri del settore e il nodo della marginalità: chi guadagna davvero sul web?
In Italia, il mercato online del vino resta ancora piccolo rispetto alla distribuzione tradizionale, ma ormai non può più essere considerato marginale. Nel 2020 aveva superato i 200 milioni di euro, raddoppiando rispetto al 2019, con circa il 27% dei consumatori italiani di vino che dichiarava di aver acquistato almeno una volta online. Nel 2024, le stime di settore indicano un valore superiore ai 300 milioni di euro. Il dato più importante non è solo la crescita, ma il cambiamento di status: l’online non è più un comportamento emergenziale, ma una componente consolidata del percorso di acquisto.








