Che cosa hanno in comune mille paia di mutande sepolte sottoterra, un orinatoio che cerca di evitare gli schizzi, un serpente velenoso calpestato con cautela e una proboscide di zanzara trasformata in una minuscola stampante 3D? La risposta è: la scienza. O almeno quella particolare forma di scienza che agli IgNobel piace più di ogni altra. Sono stati assegnati a Zurigo (per la prima volta) gli IgNobel 2026, i premi parodia dei Nobel che da decenni celebrano le ricerche apparentemente più improbabili, ma capaci, una volta superata la prima risata, di sollevare domande tutt’altro che banali. Il loro motto, del resto, è ormai un programma scientifico e filosofico: studi che “prima fanno ridere e poi fanno pensare”.
Dopo 35 edizioni negli Stati Uniti, la cerimonia ha attraversato per la prima volta l’Atlantico ed è approdata in Europa. A Zurigo, davanti a 1.500 persone e alla presenza di diversi premi Nobel, non è mancato nemmeno uno dei rituali più celebri della serata: la tradizionale pioggia di aeroplanini di carta. Quest’anno, però, il vero protagonista è stato il fungo. Il tema ha ispirato anche il trofeo consegnato ai vincitori: una gigantesca scultura fungina, con il gambo che termina in un piede umano e una base che ricorda un pezzo di formaggio erborinato. Difficile immaginare un oggetto più adatto a una cerimonia nella quale la serietà scientifica convive felicemente con l’assurdo.












