“Se non avete vinto un premio Ig Nobel stasera, ma soprattutto se lo avete vinto, avrete più fortuna l’anno prossimo”. Questa la formula di rito, pronunciata come da tradizione dall’istrionico fondatore Marc Abrahams, che ha chiuso l’edizione 2026 degli Ig Nobel. Una cerimonia storica, costretta dopo trentacinque anni a trasferirsi dalle storiche aule di Harvard e del Mit di Boston fino a Zurigo a causa di un clima politico statunitense ritenuto troppo ostile per i ricercatori internazionali. Ma nonostante il cambio di continente, l’obiettivo della rivista Annals of Improbable Research con i suoi premi strampalati è rimasto intatto: premiare quelle scoperte che “prima fanno ridere, poi riflettere”, studi all’apparenza strampalati ma scientificamente solidissimi, tutti pubblicati su riviste peer-reviewed. Ai dieci gruppi di vincitori è andato l’iconico trofeo (quest’anno a forma di fungo-piede-spicchio di formaggio) e una banconota da 10 trilioni di dollari dello Zimbabwe, cimelio dal valore nullo legato alla svalutazione record del paese.

Ecco i dieci premi dell’edizione 2026.

Economia: più sei ricco, più sei spietato. Attraverso sette studi, un’équipe di Berkeley ha dimostrato che i conducenti di auto di lusso tagliano la strada con maggiore frequenza, e che in laboratorio gli individui di ceto alto mentono di più e arrivano persino a rubare caramelle destinate ai bambini, giustificando l’avidità come una virtù.