a cura di Antonio Barretta, professore di economia aziendale all’Università degli Studi di Siena e direttore generale dell’Aou di Siena

La sanità territoriale è da anni al centro del dibattito sulle riforme del Servizio sanitario nazionale. Oggi, però, la domanda non è più se rafforzarla, ma se il percorso avviato di recente stia producendo i risultati attesi.

L’ospedale dovrebbe concentrarsi sulle emergenze e sulle fasi acute della malattia. La prevenzione, la gestione delle malattie croniche, la riabilitazione e, più in generale, l’assistenza continuativa dovrebbero trovare risposta principalmente sul territorio. Invece, soprattutto a causa della scarsa strutturazione della sanità territoriale, gli ospedali sono spesso chiamati a occuparsi di servizi che sarebbero di competenza del territorio, con l’effetto di produrre sovraffollamento nei pronto soccorso e l’allungamento dei tempi di attesa di molte prestazioni ospedaliere. Oltre l’80% delle persone che si recano nei pronto soccorso sono classificate come codici minori che non rappresentano vere emergenze, bensì casistiche che avrebbero potuto trovare risposte più appropriate sul territorio.

Liste d’attesa e nodi strutturali: l’impatto del territorio sugli ospedali