di
Fabio Savelli
Più conveniente la supplenza vicino a casa: in Toscana oltre 300 rinunce, quasi 400 in Friuli, migliaia le cattedre scoperte in Lombardia. Sindacati all’attacco: «Serve una indennità per chi lavora fuori sede»
Il posto fisso che non conviene. Per un insegnante, accettare una cattedra al Nord può voler dire guadagnare 1.450-1.480 euro al mese e spenderne 500-700, o anche 1000, solo per l’affitto. Così la stabilizzazione diventa, paradossalmente, meno conveniente della supplenza vicino casa. E i numeri delle rinunce lo confermano: migliaia di docenti hanno rifiutato il ruolo, altrettante cattedre restano scoperte. I numeri raccontano un fenomeno che sta assumendo dimensioni difficili da ignorare: circa 300 docenti hanno rinunciato all’immissione in ruolo in Toscana, altri 383 in Friuli Venezia Giulia. In Liguria sono stati coperti appena 562 dei 1.407 posti disponibili, mentre in Lombardia restano migliaia di cattedre scoperte.
Le ragioniDietro le rinunce ci sono ragioni personali, familiari e professionali. Ma c'è un fattore che pesa sempre di più: il costo della casa. Perché accettare il posto fisso significa, in molti casi, anche trasferirsi. E quando lo stipendio non cresce abbastanza da compensare il costo della vita della nuova città, la stabilizzazione rischia di trasformarsi in una perdita economica. È soprattutto nelle grandi città che il problema diventa evidente. A Firenze un monolocale costa in media circa 550 euro al mese.









