Per anni hanno inseguito il posto fisso, accettando supplenze, cambiando scuole e accumulando punteggio. Quando però arriva la chiamata per l’immissione in ruolo, sempre più docenti scelgono di rinunciare. Non per mancanza di volontà, ma perché lavorare lontano da casa, soprattutto nelle città del Nord, rischia di trasformarsi in una perdita economica.

Il paradosso della scuola italiana emerge alla vigilia del nuovo anno scolastico: da una parte ci sono istituti alla ricerca disperata di insegnanti, dall’altra precari che non possono permettersi di accettare la stabilizzazione. Tra affitti alle stelle, utenze, trasporti e viaggi per tornare al Sud, lo stipendio non basta più.

Oltre 300 rinunce soltanto in Toscana

Il dato più significativo arriva dalla Toscana, dove, secondo le stime della Flc Cgil, oltre 300 docenti avrebbero rinunciato all’immissione in ruolo: circa 250 su posto comune e una sessantina sul sostegno.

Il fenomeno non riguarda, però, una sola regione. I numeri diffusi dall’Anief indicano 383 posti rimasti vacanti in Friuli Venezia Giulia su 1.097 autorizzati, mentre in Liguria sarebbero state effettuate 562 nomine a fronte di 1.407 disponibilità. In Lombardia il quadro appare ancora più difficile, con migliaia di cattedre da coprire e una particolare sofferenza nella scuola primaria. Le procedure e gli scorrimenti delle graduatorie sono ancora in corso, ma il segnale è evidente.