ROMA. Andare in pensione a 64 anni utilizzando anche il Tfr per raggiungere la soglia richiesta: è l’ipotesi tornata al centro del confronto sulla previdenza. Ma a chi converrebbe davvero? Secondo la Cgil, a pochi lavoratori, mentre per molti il rischio sarebbe quello di sacrificare parte della liquidazione senza riuscire comunque a centrare i requisiti. Il sindacato definisce infatti la proposta «sbagliata» e, alla prova dei numeri, «addirittura folle».
Il meccanismo permetterebbe di utilizzare il Tfr, cioè salario differito, per contribuire a raggiungere l'importo minimo necessario per lasciare il lavoro a 64 anni. «Non amplia realmente la flessibilità del sistema previdenziale, ma scarica interamente il costo dell'anticipo sulle lavoratrici e sui lavoratori», sostiene la Cgil. Lara Ghiglione, segretaria confederale, ribadisce che il Tfr appartiene ai lavoratori e non può essere considerato una risorsa pubblica con cui finanziare la riforma.
I numeri delle simulazioni spiegano la contrarietà del sindacato. Nel 2026 per accedere al pensionamento anticipato la soglia ordinaria indicata è pari a tre volte l'assegno sociale, ovvero 1.638,72 euro mensili. Un lavoratore con una retribuzione annua di 30 mila euro e 30 anni di contributi maturerebbe, secondo la simulazione, una pensione di circa 1.110 euro al mese. Anche aggiungendo il Tfr stimato, non riuscirebbe a raggiungere il livello richiesto.












